Educazione sociale

Libertà e gratuità, voler bene ai ragazzi, sperimentare tutti i giorni una passione e una contentezza sorprendenti nell’affascinante compito dell’educazione” così Alberto Bonfanti spiega la ricetta dell’associazione Portofranco onlus, il centro di aiuto allo studio che coinvolge uno staff di 400 persone tra universitari, ex-insegnanti e professionisti, tutti volontari, coordinato da 6 educatori. E dove gli oltre mille studenti che ogni anno affollano la sede di viale Papiniano 58 a Milano hanno trovato una “seconda casa”.

Educazione sociale“”Il recupero delle difficoltà e dei debiti confermano non solo l’efficacia di un metodo didattico” sostiene Bonganti, “ma soprattutto la validità di un modello educativo che valorizza il rapporto individuale tra educatori e giovani”. Nelle aule lavorano, fianco a fianco con gli educatori, adolescenti italiani ed extracomunitari, cattolici e musulmani, ragazzi della buona borghesia e giovani che vengono dalle periferie più turbolente. Con un coinvolgimento personale reciproco che va ben oltre la semplice “ripetizione”. Slogan dell’associazione? “Si può essere felici anche studiando”. E l’impressione, per chi ci entra, è quella di un luogo dove lo studio diventa davvero, per tutti, qualcosa di “bello”.

Requisiti per frequentare il corso? Uno solo: i ragazzi devono essere disponibili a farsi aiutare, cioè mostrare impegno ed essere seri nel frequentare le lezioni. Tutto sta al ragazzo: di fronte alla sua libertà, ci si ferma. Quando un ragazzo arriva da noi, spesso indirizzato dai genitori o dagli insegnanti, facciamo un colloquio iniziale nel quale individuiamo le materie dove ha maggiore bisogno di essere sostenuto. Da lì inizia un percorso, costantemente monitorato, che ci permette di capire se ci sono progressi. Tutti rimangono affascinati quando incontrano qualcuno che è attento al loro destino; questa attenzione fa nascere una nuova responsabilità verso se stessi.

Voci da Portofranco
Matilde, universitaria e tutor: “mi hanno chiesto di seguire con regolarità un ragazzo con difficoltà nell’apprendimento. Ci vuole una pazienza infinita: all’inizio era tutto un “Dai! Dai! Forza!”. Sembrava una fatica inutile. Fino a che un giorno R. mi ha colpito moltissimo. Sono arriva, avevo tutt’altro per la testa: cominciamo a studiare sempre le stesse cose, le stesse espressioni, niente di nuovo rispetto a prima. Ma inaspettatamente R. ha cominciato a trattarmi in modo “simpatico”. Quella volta mi è servita a capire che in fondo anche io avevo il suo stesso bisogno: essere voluta bene nello stesso modo in cui lui sperava che qualcuno potesse volergliene”.

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