Aiuti alla famiglia

L’Indagine conoscitiva sulle condizioni sociali delle famiglie in Italia, voluta dalla Commissione Affari sociali della Camera è occasione per qualche considerazione. La prima. Non è (del tutto) vero che negli ultimi anni siano mancate politiche di sostegno alla famiglia: come dimostra la prima parte dell’Indagine, attraverso un resoconto analitico dei provvedimenti adottati nelle ultime tre legislature, la famiglia è stata oggetto di numerose iniziative. Che però non hanno funzionato, non sono state efficaci.
O perché poco coerenti fra loro o troppo frammentate o perché bloccate dalla Corte Costituzionale con sentenze espresse sulla base della convinzione che iniziative del governo centrale su temi di competenza regionale o comunale invadessero gli altrui territori. Ha prevalso nella Corte una interpretazione difensiva della sussidiarietà, la quale però ha anche un aspetto promozionale: lo Stato deve creare le condizioni affinché le famiglie e gli enti locali possano perseguire i loro scopi.
Qual è allora il ruolo della politica? È fare delle scelte, proporre gerarchie e strategie, non soltanto trovare le pur necessarie risorse. Bene dunque se si procede individuando i fenomeni e le trasformazioni. È proprio qui che si fanno scoperte interessanti, e cioè che, dentro la grande “questione familiare”, si celano almeno due nodi problematici egualmente importanti: la questione femminile (troppo poche le donne al lavoro) e quella giovanile (il 43.3% dei giovani tra i 25 e i 34 anni vive nella famiglia d’origine). Andrebbe creata una gerarchia delle priorità. Al primo posto la famiglia giovane che andrebbe sostenuta in modo nuovo, superando una logica riparatoria e partendo invece dal presupposto che la famiglia è una risorsa da valorizzare.

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