20.7.09

Affidamento condiviso

Triangolazioni, contrasti, litigi e tensioni per cercare di ottenere l'affidamento esclusivo della prole.
La separazione dei genitori comporta spesso conseguenze molto dolorose per i figli, che sovente divengono lo strumento per ferire l'altro coniuge, aumentando così la litigiosità fra la coppia. La legge sull'affidamento dei figli, prevedeva, fino a qualche tempo fa, che in caso di separazione dei coniugi il minore venisse affidato a uno solo dei genitori, con la possibilità per l'altro di frequentare il proprio figlio solo con le modalità previste dal tribunale.
Nel 2006 però vi è stata una riforma molto significativa in tema di affidamento della prole, in quanto, per la prima volta, si è iniziato a parlar di affidamento condiviso, introducendo un termine che rappresenta una rivoluzione importante, ossia il concetto di biogenitorialità.
In questo modo, c'è un vero e proprio diritto del figlio ad avere un rapporto costante con entrambi i genitori, durante tutto il suo percorso di crescita.
I genitori potranno quindi esercitare in modo congiunto la loro potestà, con la conseguenza che le decisioni di maggior interesse riguardanti l'istruzione, l'educazione e la salute saranno prese di comune accordo.
Tanti cambiamenti sono avvenuti a seguito dell'entrata in vigore della suddetta legge, come la sostituzione della parola coniugi con il termine genitori negli articoli del Codice civile riguardanti i provvedimenti adottabili nei confronti dei figli, nuovi criteri stabiliti per il mantenimento della prole, e anche la previsione di introdurre la mediazione familiare nel giudizio di separazione. Quest'ultima novità è molto importante in quanto, oltre a rivelarsi uno strumento utile per trovare accordi adeguati, si presenta come una possibilità di ascolto in una situazione di crisi e di cambiamento, poiché di fronte ad una separazione c'è sempre la necessità di ridisegnare le relazioni familiari.

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