26.6.09

Sviluppi servizio civile

C'è un istituto nel nostro Paese alla ricerca di una identità effettivamente riconosciuta: si tratta del servizio civile. Nato per caso e cresciuto in maniera sempre più diffusa, è un'esperienza che coinvolge da oltre trent'anni centinaia di migliaia di giovani soprattutto in organizzazioni del privato sociale. Anche dopo la fine della leva e l'istituzione del Servizio civile nazionale su base volontaria, nonostante i grandi sforzi profusi per la sua promozione e sviluppo, la sensazione è che non esista un riconoscimento condiviso di una istituzione che si fonda sulla difesa della Patria e sui principi costituzionali di solidarietà sociale, e che ha quindi valore per l'identità nazionale e la coesione sociale. Prova evidente ne è l'ancora irrisolto problema dello status giuridico del giovane in servizio civile.
E proprio di fronte alle evidenti criticità che oggi attraverso la realizzazione dell'esperienza, e all'unanime richiesta di una riforma, occorre interrogarsi da dove partire. La prima convinzione è che ogni riforma che si proponga di essere di lungo respiro si debba concentrare innanzitutto sui giovani, i veri protagonisti di un servizio civile nazionale: tutto il resto sono strumenti per realizzare gli obiettivi educativi, formativi e di crescita alla cittadinanza attiva e responsabile.
L'altra convinzione su cui rifondare il servizio civile è il ruolo svolto dalle organizzazioni della società civile. Si deve cioè riconoscere che il servizio civile è nato, cresciuto, è stato difeso, rigenerato attraverso il servizio civile nazionale proprio da quegli enti del privato sociale che hanno saputo accogliere, offrire un cammino di educazione, di partecipazione, di senso a decine di migliaia di giovani.

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