Accoglienza minori
Non è un Paese per giovani, l'Italia. Ancora meno se si è bambini e ragazzi in situazione di difficoltà. Nel Welfare italiano le risorse vanno quasi tutte al sostegno della vecchiaia e alla cura della malattia, piuttosto che all'assistenza: ai servizi sociali viene destinato appena l'8% del budget socio-sanitario. Così poco che l'Italia si colloca al penultimo posto nell'Europa dei 15 per la percentuale di Pil destinata ai bambini e famiglie.
Sotto la piccola coperta dell'assistenza, nel nostro Paese si contano almeno 100mila minori a rischio di povertà o emarginazione sociale. Se la nostra è una società di vecchi e i bambini sono minorati, dovrebbe essere più facile farcene carico.
I numeri certi dei minori in affido familiare o in comunità risalgono al 2005, quando il Centro nazionale di documentazione e analisi per l'infanzia e l'adolescenza ha censito 2.226 servizi residenziali socio-assistenziali che accoglievano 11.543 bambini e adolescenti. A questo dato andavano aggiunti altri 12.551 minori in affidamento familiare.
Oggi in Italia sappiamo quanto poco spendiamo per i minori, ma non sempre sappiamo per cosa. Quasi mai conosciamo i risultati ottenuti. Bisogna ribaltare questa situazione, colmare il ritardo con gli altri Paesi e iniziare un monitoraggio non solo delle situazioni di rischio, ma anche dell'efficacia degli interventi messi in atto.
L'analisi della spesa statale e di quella locale dedicata ai minori è particolarmente interessante per comprendere la portata del problema. L'assistenza sociale in Italia si eroga solo dopo aver accertato che c'è un determinato bisogno, solitamente accompagnato da una limitatezza o assenza di risorse economiche. I principali erogatori dei servizi assistenziali sono sostanzialmente due: lo Stato e gli oltre 8mila Comuni. Lo Stato eroga assistenza solo sotto forma di trasferimenti economici. I Comuni invece erogano soprattutto servizi: ai bambini e alle famiglie viene destinato il 39% delle loro risorse, cioè circa due miliardi di euro. A questo, importo vanno però sottratte le risorse destinate ali asilo nido, che non sono propriamente un servizio assistenziale ma educativo, e dunque si resta con 1.2 miliardi di euro. Abbiamo stimato che il 70% di questa spesa è destinato a bambini/ragazzi e a famiglie in grave difficoltà.
Uno scenario inquietante, in cui la prassi amministrativa diventa metodo d'intervento sociale, senza valutare se per i minori sia la miglior risposta possibile.
Sotto la piccola coperta dell'assistenza, nel nostro Paese si contano almeno 100mila minori a rischio di povertà o emarginazione sociale. Se la nostra è una società di vecchi e i bambini sono minorati, dovrebbe essere più facile farcene carico.
I numeri certi dei minori in affido familiare o in comunità risalgono al 2005, quando il Centro nazionale di documentazione e analisi per l'infanzia e l'adolescenza ha censito 2.226 servizi residenziali socio-assistenziali che accoglievano 11.543 bambini e adolescenti. A questo dato andavano aggiunti altri 12.551 minori in affidamento familiare.
Oggi in Italia sappiamo quanto poco spendiamo per i minori, ma non sempre sappiamo per cosa. Quasi mai conosciamo i risultati ottenuti. Bisogna ribaltare questa situazione, colmare il ritardo con gli altri Paesi e iniziare un monitoraggio non solo delle situazioni di rischio, ma anche dell'efficacia degli interventi messi in atto.
L'analisi della spesa statale e di quella locale dedicata ai minori è particolarmente interessante per comprendere la portata del problema. L'assistenza sociale in Italia si eroga solo dopo aver accertato che c'è un determinato bisogno, solitamente accompagnato da una limitatezza o assenza di risorse economiche. I principali erogatori dei servizi assistenziali sono sostanzialmente due: lo Stato e gli oltre 8mila Comuni. Lo Stato eroga assistenza solo sotto forma di trasferimenti economici. I Comuni invece erogano soprattutto servizi: ai bambini e alle famiglie viene destinato il 39% delle loro risorse, cioè circa due miliardi di euro. A questo, importo vanno però sottratte le risorse destinate ali asilo nido, che non sono propriamente un servizio assistenziale ma educativo, e dunque si resta con 1.2 miliardi di euro. Abbiamo stimato che il 70% di questa spesa è destinato a bambini/ragazzi e a famiglie in grave difficoltà.
Uno scenario inquietante, in cui la prassi amministrativa diventa metodo d'intervento sociale, senza valutare se per i minori sia la miglior risposta possibile.
Etichette: accoglienza, bambini, famiglia, minori

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