Leva civica
Un fuoco fatuo, la leva civica. Nata a inizio 2006 come braccio destro del servizio civile, due anni dopo non se ne parla quasi più. E pensare che diversi Comuni italiani ci avevano creduto, selezionando giovani dai 18 ai 30 anni per offrire loro da due a sei mesi di servizio sociale retribuito, alla stregua dell'anno di servizio civile, appunto, ma senza sostituirlo. L'impegno per i ragazzi durava meno mesi e c'era molta più elasticità negli orari, il servizio ha avuto successo da subito: al bando del gennaio 2006 si sono presentati in 70, soprattutto universitari. Tra le varie attività i giovani potevano assistere i loro compagni diversamente abili, lavorare in musei e biblioteche comunali, effettuare interventi domiciliari coordinati dai Servizi sociali. Partito bene, quindi. E poi? Uno scoglio legislativo inaspettato: le Finanziarie successive non davano modo di retribuire i giovani. La soluzione? Si è dovuto integrare la leva civica in quello da cui voleva differenziarsi, ovvero il servizio civile regionale, che ha a disposizione più fondi ma che elimina i "vantaggi" di flessibilità della leva. Unica alternativa realistica prima del de profùndis, è che la leva civica rimanga un momento di puro volontariato. È quello che succede a Reggio Emilia, a Torino e a Scandicci, vicino a Firenze. Sono previsti crediti formativi, e l'impegno è ridotto a 2-4 ore settimanali. Con una retribuzione, anche modesta, è certo che i numeri aumenterebbero. Ma, per ora, tutto tace.

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